Questa è una Storia, una leggenda, una favola: quale è l’interpretazione ?
Le donne ricordavano e raccontavano dei mondi lontani.
Erano fatti reali o fantasie?
Nessuno potrà confermare, ma alcuni capire.
Un lavoro encomiabile fu svolto da un grande personaggio nato a fine ottocento, giornalista e studioso di Bolzano, vagò per decenni tra le montagne del Trentino Alto Adige e del Bellunese e raccolse notizie e racconti orali che si stavano perdendo nell’oblio.
Erano fatti reali e fantasie?
Carlo Felice Wolff , Karl Felix Wolff, si dedico per anni a vedere queste cose, a capire queste cose.
A lui dobbiamo molto perché non ha interrotto un filo che ci porta nell’antichità, ma anche ci ha permesso di avvicinarci alle radici della nostra “terra”.
DOLASILLA GIACE NELLE NOSTRE MONTAGNE.
Alcuni anni fa due studiosi realizzarono una ardita e documentata interpretazione del patrimonio, molto vasto, tramandatoci dalle tradizioni orali, quelle stesse che ci trasmisero prima di Omero il mito dell’Illiade e dell’Odissea. Valutarono che le leggende dei monti pallidi avevano dei riferimenti reali, potevano essere elemento di suggestione, elemento di conoscenza. Amici di Giuliano Palmieri che coadiuvato dal figlio Marco intrapresero questi studi, si misero a caccia ricercando le prove archeologiche di questi eventi. Bisogna ricordate tra tutti Vittorino Cazzetta
Poco è stato trovato, ma molto sta prendendo forma per capire queste profonde tradizioni.
Il ritrovamento della sepoltura di Monteval risalente a circa 7000 anni fa costituisce uno degli elementi importanti della vita preistorica scoperti dagli scavi archeologici compiuti nell’attuale periodo.
Elementi che dimostrano l’importanza che il nostro territorio ha avuto nell’antichità. Nomi antichi, di luoghi e di aree dove si svolgono gli avvenimenti, dati dai Re del tempo, siglano alcuni fatti.
La storia che sembra ambientata nell’età medievale in realtà si colloca nel periodo pre-romano all’interno della tradizione della civiltà e religiosità venetica e celtica. Collegando i frammenti delle STORIE che ci sono pervenute dalla tradizione orale emergono nomi di luoghi, nomi di popolazioni che vivevano nelle nostre vallate e che si distinguevano tra loro come un po’ si distinguono anche nel nostro periodo gli idiomi e i dialetti di ciascuna valle delle Dolomiti.
Affiorano elementi affascinanti e appassionanti e quasi dimenticati che ci riportano al mondo dell’età del bronzo, all’età del ferro.
Un mondo che si radica in riti e tradizioni lontanissime … ma quanto?
“I regni perduti dei Monti Pallidi “, delle DOLOMITI.
La saga dei Fanes fa emergere elementi significativi della presenza dell’uomo nelle nostre valli.
I Fanes, anzi i Fanis erano presenti , secondo le leggende nell’altipiano a nord di Cortina. Il nome, dagli studi, deriverebbe dal ladino fana ( PADELLA ) dalla forma a catino del territorio disposto tra le grandi cime.
A nord si estendeva il regno dei Bedoyires (il potente popolo delle betulle ) nella val Punteria, per la presenza ampia di tali alberature.
Sempre con significati derivanti dalle caratteristiche del territorio e non come in altri periodi dai ceppi tribali, ad est si estendeva il Regno dei Landrines, la valle che da Cortina conduce a Dobbiaco. L’andro era un nome che ricorda il significato di grotta.
Nell’area meridionale si ricorda la presenza del Regno di Catubrènes, Cadubrenes (il Cadore) dal termine celtico Catu (battaglia) e Briga ( monte) derivato presumibilmente dalla presenza di un antico castelliere, posto in un luogo dominante fortificato.
Nella val zoldana si nomina il Regno dei Pelegrètes , da Peles, pala derivante dall’architettura naturale del Pelmo e dalle altre maestose cime che caratterizzano la zona.
Più vicino all’area dei Fanes era il Regno di Lastojeres (i lastroni di Formin) dominano questa parte, la zona di Selva di Cadore e la val Fiorentina.
I Cajutes dominavano la valle che scende ad oriente dalla Marmolada ( Marmolèda in ladino ma detta anticamente Rosàlya ) . A sud era il regno dei Duranni con i pascoli del passo Duran, nell’area centrale dell’agordino.
Ma accanto ai regni dei pastori ed agricoltori vi era il Regno dei Minatori (il popolo delle marmotte) con il mitico Re Laurino. Questa popolazione era rispettata ed abitava pacificamente nelle pendici delle montagne dell’agordino.
Le miniere oggi perse od abbandonate da lungo tempo erano presenti nel monte Padon (tra la Marmolada e Livinallongo) nell’area di Colle Santa Lucia ed in altre zone della provincia di Belluno e del vicino Alto Adige.
Solo i Re o i Capi potevano denominare i luoghi o siglarne il nome.
Un tempo i ricordi e l e tradizioni perduravano lungamente, oggi l’accelerazione dei tempi moderni portano all’oblio.
Fatti accaduti anche poco tempo fa sembrano lontani, ma la ricerca scientifica della storia e dell’archeologia ci presentano notizie affascinanti che permettono di conoscere meglio anche il presente.
La leggenda dei Fanes, che è un frammento di un ciclo epico in parte perduto, ci riporta nei regni perduti delle Dolomiti, ci riporta nel profondo dell’animo umano delle genti di quel tempo ma con contenuti e valori che valgono anche nel nostro.
E’ un racconto di grande spessore che ricorda per qualità i racconti omerici.
30 0ttobre 2005
