A Paolo, che discreto mi guarda attraverso lo specchio
Ai Lavori in corso, quando stringono i denti
In una marcescente cittadina di provincia dove tutto rovina sotto un’amministrazione vergognosa, la notizia dell’arrivo di un ispettore del governo centrale getta tutti nel panico. L’angoscia colpevole della piccola comunità si proietta in uno scambio di identità ed un inconcludente e scapestrato funzionario di passaggio sembra a tutti l’ispettore in incognito.
L’equivoco innesca meccanismi comici che rivelano le bassezze di una società che si regge sulla logica della rivalsa del piccolo sul più piccolo. Ipocrisie quotidiane e corruzione sono i capisaldi di questo mondo popolato da monadi meschine che perseguono le proprie pulsioni.
Nessuna raffinatezza, nessun volo per personaggi di questa strana commedia di Gogol’ che descrive i meccanismi del potere e della politica; il piccolo potere, la piccola politica.
Il grottesco della messainscena si impone: l’autore non ha nessuna pietà di loro e neanche noi.
La regia intende portare a galla le bassezze quotidiane e le piccinerie dell’anima e mostrarle come fossero mutazioni genetiche. Deforma così fisicità, movenze e tratti somatici dei personaggi e li congela in una terrificante comicità.
Anche i pupazzi in scena, personaggi più piccoli, manovrati da chi è più potente, se potessero muoversi e parlare ci farebbero ridere di paura.
Lavorare su questo testo è stato come scoperchiare un nido di disgustosi insetti, guardarli con ribrezzo prima, poi osservarli con curiosità, studiarne le logiche entomologiche e infine scoprire che quegli insetti siamo noi.
Ecco, quello che vedrete è per voi.
Quelli che vedrete, purtroppo, siamo tutti noi.
Raffaella Grimaudo
